Lingotti d'oro (Pixabay) Valsusanews.it
Un luogo inaccessibile custodisce il 99,6% dei metalli più preziosi: una scoperta che cambia la nostra idea di ricchezza.
Da sempre l’uomo insegue il sogno dell’oro, simbolo di potere e prosperità. Intere epoche storiche sono state segnate da febbri collettive, come accadde nel Klondike a fine Ottocento.
Milioni di persone hanno affrontato viaggi, fatiche e privazioni inseguendo luccicanti promesse.
Ma dove si trova, davvero, la più grande riserva di ricchezza del pianeta?
La risposta, sorprendente, non riguarda né miniere d’oro remote né giacimenti nascosti tra le montagne. Ecco dove trovare il valore più grande.
La storia dell’umanità è intrecciata a quella dei metalli preziosi. Basti pensare alle antiche civiltà, che con oro e argento costruivano simboli di divinità e potere, oppure alle corse all’oro moderne che hanno popolato l’immaginario collettivo. L’oro, in particolare, è sempre stato sinonimo di stabilità e sicurezza, tanto che ancora oggi le riserve auree rappresentano una garanzia economica per gli Stati.
Ma le quantità che riusciamo a estrarre dalla crosta terrestre sono una minuscola parte rispetto a ciò che realmente esiste sul nostro pianeta. È questa sproporzione, tra ciò che l’uomo riesce a raggiungere e ciò che resta celato, a rendere ancora più affascinante la nuova scoperta che arriva dal mondo della geologia.
Secondo uno studio pubblicato su Nature, il 99,6% dei metalli preziosi, incluso l’oro, si troverebbe custodito nel cuore della Terra, a circa 2.900 chilometri di profondità. Si parla di oltre mille miliardi di tonnellate di oro, una quantità sufficiente a ricoprire l’intera superficie del pianeta con uno strato spesso mezzo metro. A questi numeri colossali si aggiunge la presenza di altri metalli nobili, come rutenio e tungsteno. Questa concentrazione è frutto della formazione primordiale della Terra: gli elementi siderofili, attratti dal ferro fuso, si sono legati al nucleo durante i primi stadi del pianeta, migrando progressivamente verso il centro.
Solo una minuscola parte, lo 0,1%, è rimasta nella crosta ed è quella che oggi estraiamo e commerciamo. Il grande interrogativo è se un giorno sarà possibile raggiungere e sfruttare questo tesoro. Le condizioni estreme del nucleo, temperature vicine ai 5.000 gradi e pressioni da milioni di atmosfere, rendono oggi l’impresa fantascientifica. Eppure la natura, attraverso vulcani e movimenti tettonici, talvolta porta in superficie frammenti di quella ricchezza. Una prospettiva che alimenta il sogno eterno dell’uomo: inseguire ciò che brilla, anche quando è nascosto nelle profondità più oscure del pianeta.
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