Lupo in posizione di attacco (canva) Valsusanews.it
Un pastore di Usseaux ferito da un lupo in alta Val Chisone: l’episodio riapre il dibattito sulla convivenza con lupi.
La montagna è da sempre terra di equilibrio fragile, dove uomo e natura convivono in una continua negoziazione.
In Val Chisone, nel cuore del Pinerolese, questo equilibrio è stato spezzato da un episodio che scuote la comunità locale.
Un pastore è stato aggredito da un lupo mentre tentava di difendere il proprio gregge.
L’attacco, avvenuto in un alpeggio di Usseaux, apre scenari inquietanti e rilancia con forza il tema della sicurezza di chi vive e lavora sulle Alpi piemontesi.
Il fatto si è verificato mentre l’allevatore, un margaro con anni di esperienza, stava radunando parte delle sue pecore. A rompere la calma del pascolo è stata l’irruzione improvvisa di due lupi, che si sono lanciati su una pecora. L’uomo, senza esitazione, si è precipitato a difendere l’animale. Uno dei predatori si è ritirato, ma l’altro ha reagito con violenza, aggredendolo direttamente. Dopo una caduta a terra, il pastore è stato morso a una gamba.
Il pronto intervento del cane da pastore è risultato decisivo: grazie al suo coraggio, l’animale è riuscito a mettere in fuga il lupo, permettendo al padrone di evitare conseguenze più gravi. Le ferite riportate, pur dolorose, non sono considerate tali da mettere in pericolo la vita dell’uomo. Tuttavia, l’episodio rappresenta un precedente allarmante per l’intera valle.
La notizia ha immediatamente acceso il dibattito. L’associazione Adialpi, per voce del presidente Giovanni Dalmasso, ha definito l’accaduto “gravissimo”, chiedendo l’apertura urgente di una riflessione politica che non trascuri i rischi corsi quotidianamente da pastori e allevatori. Per le comunità montane, infatti, la presenza del lupo rappresenta una sfida complessa: se da un lato l’animale è simbolo di biodiversità e tutela ambientale, dall’altro mette in pericolo greggi, mezzi di sostentamento e, come dimostra questo episodio, persino le persone. Il caso di Usseaux solleva domande difficili: come garantire la sicurezza di chi lavora in alpeggio senza compromettere la salvaguardia della specie? Quali misure possono essere adottate per prevenire episodi simili? La politica regionale e nazionale è ora chiamata a rispondere, bilanciando esigenze che appaiono sempre più inconciliabili.
L’aggressione in Val Chisone segna un campanello d’allarme che non può essere ignorato. La convivenza tra uomo e lupo, finora affrontata con programmi di monitoraggio e indennizzi per le predazioni, necessita di un ripensamento profondo. Per gli allevatori, la montagna non è solo un luogo di lavoro ma una casa, uno spazio identitario che rischia di trasformarsi in scenario di paura. La speranza è che dall’episodio di Usseaux nasca un confronto serio, capace di tutelare sia la fauna selvatica sia la dignità e la sicurezza di chi, ogni giorno, continua a vivere e resistere in quota.
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