Cronaca

Scuola di montagna, vittoria nei tribunali: ora serve una strategia politica

La sentenza del TAR Lazio conferma la tutela della scuola di montagna. Serve una strategia per valorizzarle e garantirne il futuro.

La scuola di montagna è al centro di una battaglia che coinvolge istituzioni, famiglie e comunità locali.

Un patrimonio che rischia di svanire tra accorpamenti forzati e logiche di risparmio che non tengono conto delle necessità di bambini e famiglia.

La recente decisione del TAR riaccende la speranza, ma apre anche dei dubbi importanti a cui è necessario rispondere.

Basteranno le vittorie giudiziarie a garantire un futuro ai plessi montani? O è giunto il momento di un intervento politico deciso?

Un presidio per comunità e territori fragili: la scuola

Le scuole di montagna rappresentano un punto fermo per i piccoli centri delle aree interne. Non solo garantiscono il diritto allo studio, ma mantengono vivo il tessuto sociale, culturale ed economico di territori già segnati da spopolamento e carenza di servizi. Ogni chiusura equivale a un passo indietro nella lotta contro l’abbandono delle aree montane, con famiglie costrette a spostamenti complessi e studenti privati della possibilità di crescere nel proprio contesto.

La logica dei numeri, che spesso guida i processi di accorpamento, non può essere l’unico criterio di valutazione. La perdita di un plesso scolastico in montagna significa molto più di un risparmio amministrativo: incide sul futuro delle comunità e sull’equilibrio dei territori. Le recenti pronunce giuridiche hanno riportato il tema al centro del dibattito, sottolineando l’importanza di criteri trasparenti e rispettosi delle specificità geografiche e linguistiche.

Scuola di montagna, l’importanza della cultura – Fonte Canva – Valsusanews.it

La sentenza del TAR e la necessità di una strategia

La decisione del TAR Lazio, che ha accolto il ricorso di due Comuni contro un progetto di accorpamento scolastico, rappresenta un punto a favore della tutela delle scuole montane. Il tribunale ha evidenziato come non fossero stati chiariti i criteri alla base della riorganizzazione, riaffermando l’esigenza di un approccio equilibrato e rispettoso delle peculiarità locali. Tuttavia, la giustizia amministrativa non può sostituirsi alla politica. Per garantire un futuro solido alle scuole di montagna serve una strategia nazionale capace di andare oltre la semplice logica dei tagli.

È necessario un piano di investimenti che tenga conto della legge sui piccoli Comuni e delle specificità delle aree alpine e appenniniche. La sfida è costruire un modello educativo che non solo difenda i plessi esistenti, ma li valorizzi come laboratori di innovazione, inclusione e coesione sociale. Le scuole montane non devono essere viste come un costo, ma come una risorsa indispensabile per contrastare lo spopolamento e rafforzare le comunità. La sentenza del TAR offre un’occasione preziosa: trasformare una battaglia legale in un punto di partenza per una nuova politica scolastica nelle aree interne.

Barbara Guarini

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